Biografia

La Verbalizzazione Astratta

Nel 1912 Marinetti pubblicava Zang Tumb Tumb un libro rivoluzionario dove il testo, rotta ogni gabbia ortogonale, esplodeva nella pagina. Nello stesso anno uscivano anche i due importanti Manifesti tecnici della Letteratura futurista. Dell’anno seguente, invece, l’altro importante manifesto operativo, quello dell’Immaginazione senza fili e le Parole in libertà. Depero, dal canto suo, si affianca al paroliberismo muovendo da un altro punto concettuale, cioè non letterario.

Nel 1912 Marinetti pubblicava Zang Tumb Tumb un libro rivoluzionario dove il testo, rotta ogni gabbia ortogonale, esplodeva nella pagina. Nello stesso anno uscivano anche i due importanti Manifesti tecnici della Letteratura futurista. Dell’anno seguente, invece, l’altro importante manifesto operativo, quello dell’Immaginazione senza fili e le Parole in libertà. Depero, dal canto suo, si affianca al paroliberismo muovendo da un altro punto concettuale, cioè non letterario.

La sua Onomalingua è in sostanza una delle tappe della sua ricerca sugli “equivalenti astratti”, in questo caso “fonici”. L’onomatopea ed il rumorismo divengono così le fonti ispiratrici di una verbalizzazione astratta, poetica, quale ipotetico linguaggio universale immediatamente, e percettivamente, comprensibile.

A questo proposito Carlo Belli, anni dopo, precisava come non si dovesse confondere l’onomalingua di Depero con le tavole parolibere che «erano esplosioni polemiche fatte scoppiare per frantumare una certa quadratura logica e accademica: l’invenzione di Depero, invece, godeva di una sua autonomia come un nuovo genere d’arte che si poneva all’opposto dell’arte di genere (!) – e poi ricordava – Sento ancora la sua voce straordinariamente mobile quando mi scandiva:

Ambla no-òffa èmbla carèmba

narici pèndule

matercòlostro…

Non avevo sempre la forza di guardarlo nel momento in cui irrompeva in queste filastrocche sonore: secondo l’intensità, la grassezza o l’asciuttezza dei suoni, le sue labbra si piegavano ad esprimere uno sprezzo violento, il suo volto si schiariva in un’improvvisa illuminazione, oppure i suoi occhi diventavano feroci spilli di catrame» (1).

La sua Onomalingua è in sostanza una delle tappe della sua ricerca sugli “equivalenti astratti”, in questo caso “fonici”. L’onomatopea ed il rumorismo divengono così le fonti ispiratrici di una verbalizzazione astratta, poetica, quale ipotetico linguaggio universale immediatamente, e percettivamente, comprensibile.

A questo proposito Carlo Belli, anni dopo, precisava come non si dovesse confondere l’onomalingua di Depero con le tavole parolibere che «erano esplosioni polemiche fatte scoppiare per frantumare una certa quadratura logica e accademica: l’invenzione di Depero, invece, godeva di una sua autonomia come un nuovo genere d’arte che si poneva all’opposto dell’arte di genere (!) – e poi ricordava – Sento ancora la sua voce straordinariamente mobile quando mi scandiva:

Ambla no-òffa èmbla carèmba

narici pèndule

matercòlostro…

Non avevo sempre la forza di guardarlo nel momento in cui irrompeva in queste filastrocche sonore: secondo l’intensità, la grassezza o l’asciuttezza dei suoni, le sue labbra si piegavano ad esprimere uno sprezzo violento, il suo volto si schiariva in un’improvvisa illuminazione, oppure i suoi occhi diventavano feroci spilli di catrame» (1).

Note

  1. Carlo Belli, Memoria di Depero, in: Fortunato Depero, catalogo mostra Bassano del Grappa, a cura di B. Passamani, 1970.

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