Depero e…

Depero e Marinetti

Depero e…

Depero e Campari

Come per molti altri futuristi, senza Marinetti Depero forse non sarebbe divenuto il Depero che conosciamo.

Se è pur vero che chi scoprì Depero fu Giacomo Balla, che guardò i disegni che il giovane artista  aveva in una cartella che teneva stretta stretta, affamato, sull’uscio della Galleria Sprovieri, a Roma, nel febbraio del 1914… di lì a poco fu presentato a Marinetti che subito lo accolse come “uno di noi… futuristi”. E Marinetti lo invitò a partecipare all’Esposizione Libera Futurista, che si sarebbe tenuta ad aprile, con Balla, Boccioni, Prampolini, Rosai, ma anche Kulbin e Kandinskij. E Depero fu l’unico a vendere… tutte le sue sette opere.

Rientrato a Rovereto inviò immediatamente a Marinetti una cartolina fatta a mano, tricolore, patriottica, con, da un lato, una sua foto incollata,  circondata dalle scritte ‘Depero futurista’ e, al lato indirizzo ‘Depero Futurismo Guerra’.

Di ritorno a Roma subì il severo esame di Boccioni che determinò il suo ingresso ufficiale nel Movimento futurista, e, nel marzo del 1915, con Balla, pubblicò il famoso manifesto teorico ‘Ricostruzione futurista dell’universo’, che lo consacrò tra i futuristi più affermati.

Dietro di lui, Marinetti sarà sempre presente. Superata la prima guerra mondiale, con la morte di Boccioni e quella di Sant’Elia, la defezione di Carrà, il rientro in Francia di Severini, e il defilamento di Russolo, Depero Balla e Prampolini diventano la punta di diamante del Futurismo di dopoguerra che Marinetti presenta a Milano in una grande mostra nel 1919. A Depero riserva uno spazio enorme: oltre 130 opere. Poi, all’apertura della Casa d’Arte Futurista di Depero, Marinetti scrive un testo importante dove definisce quest’impresa ‘ La Casa Magica di Depero’, e proprio in questo senso declina il nuovo stile dell’artista, che si era gettato alle spalle le marionette degli anni Dieci, vale a dire come circondato da un’aura magica, uno stile al confine tra Futurismo e Realismo magico, che per certi versi colloca Depero in una posizione eccentrica rispetto al Futurismo ortodosso, ma di fatto una posizione tutta sua.

“E’ con una vera potenza magica – scrive Marinetti – che Depero ha creato a colpi di entusiasmo le sue opere piene di colore…  con una vera potenza magica che ha realizzato, senza imitare nessuno, quello che Boccioni ha precisamente definito la solidificazione dell’impressionismo… con una vera potenza magica che Depero ha realizzato questo ideale splendore geometrico e meccanico che io ho glorificato – scrive ancora Marinetti – in uno dei miei primi manifesti…”.

Nel 1923, alla Mostra di Arti Decorative di Monza, Depero ha una sala personale al centro della quale realizza una grande costruzione in legno dipinto di bianco: un uomo sintetico dal cui volto emerge un megafono e dal petto un cuore metallico. E’ la ‘Gloria plastica di Marinetti’ che declama.

Per le onoranze nazionali a Marinetti tenute a Milano nel novembre 1924, Depero realizzò il suo famoso dipinto “Marinetti temporale patriottico”, definito anche un ‘ritratto psicologico’ perché, come scrive Depero, “con il ritratto psicologico io intendo dare non l’aspetto fisico, ma la fisionomia interiore di una persona: il suo carattere, il suo temperamento…”. Per questo il ritratto di Marinetti mostra “fulmini tricolori dal capo metallico; nubi-bandiere dal cuore gonfio d’elettricità italiana; braccio-indice; prua sfondatrice-indicatrice”.  Il dipinto, inoltre, era provvisto di una  cornice dinamica e asimmetrica ideata da Fedele Azari.

Ancora nel 1924, in occasione della tournée del Teatro Futurista, Depero realizza i suoi famosi panciotti. In particolare uno per sé ed un altro per Marinetti, che i due futuristi indossano passeggiando per le strade delle città oggetto delle serate teatrali, e suscitando grande scalpore.

Poi, nel 1927, Depero pubblicò il suo straordinario libro bullonato, dove glorificò ulteriormente il fondatore del Futurismo con una composizione tipografica parolibera, cioè fuori dalla gabbia ortogonale, e semmai una simulazione di un’esplosione tipografica. Infatti le scritte vanno a raggiera dal centro verso l’esterno ed il titolo era “Sparo questa creazione futurista in segno di festa a F.T. Marinetti W”, e quindi lo appellava così: “temporale-patriottico, genio-sole, cuore-bombarda, divinatore-diamante che ha rivelato al mondo i più puri e nuovi creatori dell’Italia d’oggi”.

In seguito (1932) lo invitò in Trentino e in quell’occasione pubblicò un raro numero unico futurista.

Di Marinetti scriverà ancora e ancora, in particolare nella sua monumentale auto-biografia che pubblica nel 1940, con l’intento, in parte riuscito, di auto-storicizzarsi.